una rete MeshCore non si trova ma si costruisce

Non ricevi nessuno? Non spegnere il nodo: una rete MeshCore non si trova, si costruisce

Capita sempre più spesso di leggere nei gruppi Telegram, nei forum o sui social frasi come:

“Ho acceso un nodo MeshCore ma non ricevo nessuno.”

Oppure:

“Nella mia zona non c’è alcun segnale MeshCore.”

O ancora:

“Ricevo diversi nodi con altri sistemi LoRa, mentre con MeshCore non vedo nulla.”

E magari, dopo qualche giorno:

“Sono giorni che il nodo è acceso e ancora non ricevo nessuno…”

Sono osservazioni comprensibili, soprattutto quando ci si avvicina per la prima volta al mondo delle reti LoRa mesh. Tuttavia, proprio queste situazioni meritano una riflessione importante.

Una rete MeshCore non si trova: si costruisce

Il primo concetto da comprendere è probabilmente anche il più semplice: qualsiasi rete radio locale, prima di esistere, deve necessariamente partire da un primo nodo.

Prima del secondo nodo ce n’è stato uno. Prima di una rete composta da dieci ripetitori ce n’è stato uno. Prima di vedere decine di segnali comparire sul proprio dispositivo, qualcuno ha acceso il primo apparato e soprattutto, ha deciso di lasciarlo acceso.

È quindi perfettamente possibile trovarsi in una zona nella quale, al momento dell’attivazione del proprio Companion o del proprio Repeater MeshCore, apparentemente non sia presente nessun altro nodo. Questo non significa che MeshCore non funzioni.

Significa semplicemente che quella rete locale deve ancora nascere oppure è appena all’inizio della propria crescita.

E qualcuno deve necessariamente essere il primo.

Se sei il primo, hai appena messo la prima bandierina

Trovare una zona apparentemente priva di segnali MeshCore non dovrebbe essere interpretato necessariamente come uno svantaggio. Potrebbe essere esattamente il contrario. Potrebbe significare che sei stato il primo ad attivare una presenza MeshCore stabile in quella zona. Il repeater che oggi sembra non servire a nessuno potrebbe diventare, tra alcune settimane o alcuni mesi, il primo punto di riferimento di una nuova rete locale. Chi attiverà successivamente un Companion, un altro Repeater o un Nodo Osservatore potrebbe infatti scoprire proprio il tuo nodo e capire immediatamente che in quella zona esiste già una presenza MeshCore.

La rete comincia così.

Non nasce quando compaiono improvvisamente venti nodi sulla mappa. Nasce quando il primo rimane acceso abbastanza a lungo da poter essere trovato dal secondo.

Il fattore più importante è il tempo

Accendere un repeater per qualche ora, oppure per un paio di giorni, e concludere che nella propria zona “MeshCore non esiste” può essere fuorviante. Le probabilità che un altro utilizzatore transiti, sperimenti, installi un nodo o effettui delle prove proprio durante quella breve finestra temporale potrebbero essere molto basse. Per questo, come regola pratica e non come requisito tecnico del protocollo, il consiglio di MeshCore Italia è semplice:

se avete deciso di attivare un repeater in una posizione tecnicamente valida, lasciatelo operativo continuativamente almeno per alcune settimane. Indicativamente, 2 o 3 settimane rappresentano già un periodo di osservazione molto più significativo di qualche ora o qualche giorno. Naturalmente questo presuppone uno scenario radio ragionevole: antenna adeguata, corretta configurazione, posizione favorevole e, soprattutto, un orizzonte radio sufficientemente libero.

Un repeater installato correttamente e lasciato acceso H24 ha molte più possibilità di essere scoperto rispetto a un nodo acceso occasionalmente solo quando il proprietario vuole effettuare una prova.

Un Repeater MeshCore nasce per rimanere operativo

Ed è proprio qui che emerge una caratteristica interessante della filosofia MeshCore. Quando una persona decide di realizzare un Repeater, normalmente lo fa conoscendo già la funzione che quel dispositivo dovrà svolgere. Non si tratta semplicemente di accendere un apparato e vedere cosa succede. Molto spesso, ancora prima di effettuare il flash del firmware, l’operatore ha già pensato:

  • dove installarlo;

  • quale antenna utilizzare;

  • come alimentarlo;

  • quale area potrebbe coprire;

  • se installarlo in casa, sul tetto, su un’altura o presso una postazione remota;

  • come mantenerlo operativo nel tempo.

Il repeater viene quindi generalmente concepito come una piccola infrastruttura radio destinata ad avere una presenza stabile. Ed è proprio la presenza stabile dei nodi a trasformare tanti singoli apparati LoRa in una vera rete.

“Ma con Meshtastic ricevo dei nodi…”

Anche questa è un’osservazione che capita frequentemente. In alcune zone Meshtastic può certamente apparire più capillare, anche per la sua maggiore anzianità e diffusione. Ma il semplice numero di nodi ricevuti in un determinato momento non dovrebbe essere utilizzato come unico parametro per giudicare la qualità o le prospettive di una rete. Sono progetti differenti, con filosofie, ruoli dei nodi e modalità operative differenti. Lo scopo di questo articolo, pertanto, non è stabilire quale tecnologia sia migliore.

Il punto è un altro.

Se oggi ricevi dieci nodi appartenenti a un’altra rete e nessun nodo MeshCore, questo non dimostra che MeshCore nella tua zona non possa funzionare. Dimostra soltanto che qualcuno deve iniziare a costruire quella presenza MeshCore.

E quel qualcuno potresti essere proprio tu.

Repeater + Nodo Osservatore: un ottimo punto di partenza

Se la propria zona risulta completamente scoperta, esiste inoltre una configurazione particolarmente interessante. Oltre al repeater installato nella posizione radio migliore disponibile, si può attivare anche un semplice ed economico Nodo Osservatore. Il Nodo Osservatore può tranquillamente essere installato all’interno delle proprie “quattro mura di casa”, purché naturalmente riesca a ricevere via radio il repeater o altri nodi presenti nell’area. In questo modo si ottengono due importanti vantaggi.
Il primo è rendere osservabile la presenza del proprio repeater attraverso l’infrastruttura di monitoraggio e le mappe previste dal progetto MeshCore Italia.

Il secondo, forse ancora più interessante, è avere una sorta di finestra di osservazione H24 sulla propria zona. Mentre noi siamo al lavoro, dormiamo o semplicemente non stiamo utilizzando il Companion, l’Osservatore continua ad ascoltare. Ed è proprio così che potremmo scoprire che quella zona che ritenevamo completamente vuota, in realtà, tanto vuota non era.

Potrebbe transitare un nodo mobile.
Potrebbe comparire un nuovo Companion.
Potrebbe essere attivato un repeater a decine di chilometri di distanza.
Potrebbe verificarsi una propagazione particolarmente favorevole.
Oppure, semplicemente, potrebbe arrivare il secondo nodo della futura rete locale.

Roma insegna: qualcuno deve sempre cominciare

Un esempio particolarmente significativo per il progetto MeshCore Italia è rappresentato da Roma e dal Lazio. Soltanto alcuni mesi fa lo scenario era completamente differente da quello attuale. Circa sei mesi fa, nell’area che stavamo osservando, la presenza MeshCore nel Lazio era estremamente ridotta: erano visibili sostanzialmente pochissimi nodi, circa tre. E stiamo parlando di Roma e del suo hinterland, un’area metropolitana che conta circa quattro milioni di abitanti. Se allora qualcuno avesse acceso un Companion per pochi minuti e avesse tratto una conclusione semplicemente osservando ciò che riceveva, avrebbe probabilmente detto:

“A Roma MeshCore non c’è.”

Oggi sappiamo che quella conclusione sarebbe stata decisamente prematura. La situazione è profondamente cambiata e Roma, la sua provincia e diverse aree del Lazio stanno vivendo una fortissima espansione della rete MeshCore. Ma questa crescita non è avvenuta per magia.

Qualcuno ha installato il primo nodo.
Qualcun altro ne ha installato un secondo.
Alcuni hanno deciso di collocare dei repeater in posizioni migliori.
Altri hanno aggiunto nodi osservatori.E soprattutto, quei nodi sono rimasti accesi.

È così che nasce una rete.

Non aspettare la rete: contribuisci a crearla

Nel mondo delle telecomunicazioni siamo ormai abituati ad acquistare un dispositivo, accenderlo e trovare immediatamente un’infrastruttura già pronta ad accoglierlo. Con una rete radio amatoriale, sperimentale e distribuita la logica è completamente diversa. MeshCore non è una rete cellulare commerciale nella quale qualcuno ha già installato migliaia di stazioni radio prima che arrivasse l’utente.

L’infrastruttura siamo noi.

Ogni repeater installato correttamente aggiunge un tassello.
Ogni Nodo Osservatore permette di comprendere meglio ciò che accade sul territorio.
Ogni Companion rappresenta un potenziale utilizzatore.
Ogni appassionato che decide di lasciare operativo il proprio nodo contribuisce alla possibilità che qualcun altro, domani, accenda il proprio dispositivo e finalmente legga:

“Ho ricevuto un nodo MeshCore!”

Quel nodo potrebbe essere proprio il vostro.

Quindi: lasciateli accesi

Questo è probabilmente il messaggio più importante di tutto l’articolo. Se siete appassionati di radio, LoRa, sperimentazione e comunicazioni alternative e avete deciso di installare un repeater MeshCore in una posizione valida:

lasciatelo acceso.

Non giudicate il risultato dopo qualche ora.
Non scoraggiatevi dopo due giorni.
Non smontate tutto perché oggi il vostro Companion non visualizza nessuno.
Date alla rete il tempo di incontrarvi. E se nella vostra zona non esiste ancora nulla, valutate seriamente di affiancare al repeater anche un piccolo Nodo Osservatore, economico e operativo H24.

Potreste scoprire di essere semplicemente arrivati per primi.

E ricordate:

una rete MeshCore non si trova già pronta.
Una rete MeshCore si costruisce.

Nodo dopo nodo.
Repeater dopo repeater.
Persona dopo persona.

Qualcuno deve essere il primo. Perché non Te?

 

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